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Volume 9, n.2 (2023): 25-43

In questo numero

L’Original Article di Barbieri et al. analizza l’impatto della nuova formulazione liquida di levotiroxina orale sui costi di trattamento dell’ipotiroidismo secondo la prospettiva del SSN.
L'ipotiroidismo può essere efficacemente trattato con una dose giornaliera appropriata di levotiroxina, ma molti pazienti richiedono aggiustamenti della dose durante la terapia. 
La levotiroxina, infatti, è un farmaco con ristretto indice terapeutico e il suo assorbimento dipende dal pH gastrico. 
La formulazione più utilizzata di levotiroxina è quella in compresse. Per un adeguato assorbimento, la compressa richiede una fase di dissoluzione propedeutica al passaggio della levotiroxina attraverso la parete intestinale e, quindi, al circolo ematico. 
Una recente innovazione è rappresentata dalla formulazione orale di levotiroxina liquida. Il principio attivo, già in soluzione, non ha bisogno della fase di dissoluzione gastrica e pertanto l’assorbimento della levotiroxina liquida avviene in maniera molto più rapida e costante. Quindi la formulazione liquida di levotiroxina potenzialmente migliora la compliance terapeutica da parte del paziente, poiché richiede un numero minore di aggiustamenti posologici, frequenti nella pratica clinica. 
Lo studio di Barbieri et al. mostra come un aumento nell’utilizzo della soluzione liquida di levotiroxina sia potenzialmente associato ad un risparmio per il SSN dovuto ad una riduzione al ricorso di visite mediche (di base e specialistiche) e test di laboratorio. 
Tale risparmio si stima pari a 7,88 milioni di Euro con le attuali quote di mercato della levotiroxina liquida (10,7%), ma potrebbe aumentare fino a 14,73 milioni di Euro assumendo un maggior utilizzo di soluzione liquida fino al 20% della popolazione d’interesse. 
Nel modello di impatto sul budget utilizzato, quando vengono inclusi anche i costi dei farmaci ed i potenziali costi associati agli accessi al pronto soccorso e alle ospedalizzazioni, un maggior utilizzo di levotiroxina liquida porterebbe ad un risparmio per il SSN tra i 3,1 milioni e i 5,8 milioni di Euro a seconda della quota di utilizzo considerata. 
Occorre sottolineare che in generale i costi associati ai farmaci risultano comunque una percentuale molto bassa della spesa totale (tra il 4% e il 9% a seconda degli scenari) ed è quindi fondamentale assumere una visione più ampia sulle dinamiche dei costi sostenuti per il trattamento dei pazienti con ipotiroidismo. Preme infine ricordare che l’analisi svolta, essendo sostanzialmente un modello di impatto sul budget, non tiene conto dell’effetto dovuto al maggior controllo della malattia dal punto di vista clinico, e quindi del potenziale impatto sulla qualità di vita dei pazienti. 
In conclusione, lo studio condotto mostra come uno switch da levotiroxina in compresse a soluzione liquida potrebbe portare a risparmi per il SSN che aumentano all’aumentare dell’uso di levotiroxina liquida. 

 

L’Original Article di Cecoli et al. ha valutato la prevalenza di Metabolic dysfunction-Associated Fatty Liver Disease (MAFLD) mediante elastometria epatica in un gruppo non selezionato di pazienti ambulatoriali con diabete mellito tipo 2, afferenti all’Unità di Diabetologia della ASL3 Liguria di Genova.
La steatosi epatica non alcolica è la patologia epatica più comune e viene riscontrata in circa il 25-30% della popolazione generale. Recentemente, una consensus di esperti ha proposto di superare l'attuale nomenclatura e di adottare l'acronimo MAFLD (Metabolic dysfunction-Associated Fatty Liver Disease) utilizzando le disfunzioni metaboliche come criteri diagnostici, indipendentemente dalla presenza di altre cause di malattia epatica.
Nello studio, grazie all’elastometria epatica, è stata individuata una prevalenza di fibrosi avanzata (grado F3-F4) del 18,4%, in linea con i dati presenti in letteratura.
Come atteso, inoltre, i risultati hanno mostrato che nel gruppo di pazienti che presentavano un qualsiasi grado di fibrosi epatica il peso, e quindi il BMI, risultava significativamente più elevato rispetto a quello dei pazienti senza fibrosi.
Infine, il gruppo di pazienti con fibrosi epatica di grado F2-F4 presentava livelli di AST, ALT e GGT statisticamente più elevati rispetto al gruppo dei pazienti con grado di fibrosi F0/F1.
In conclusione, nonostante la normalità della funzione epatica, ben il 45.5% dei pazienti presentava fibrosi epatica all’elastometria e di questi il 18,4% presentava una forma moderata/severa. Lo screening della MAFLD con elastometria epatica nei pazienti diabetici, dunque, permette una diagnosi precoce con una metodica strumentale rapida e non invasiva.

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