Orizzonti

Un euro in vaccini, 20 euro in risparmi previdenziali

05.06.2019

Vaccinarsi conviene, non solo alla salute e non solo nei bambini: ogni euro investito in vaccinazione ne restituisce 2,50 in termini di gettito fiscale e 20 in termini di risparmi previdenziali. E' quanto stima Altems - Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari – in merito all’impatto fiscale delle politiche vaccinali in età adulta riguardanti l’influenza, lo pneumococco e l’Herpes Zoster e le relative complicanze.

Quando si parla di vaccinazioni si pensa sempre all’età infantile, mentre è importante vaccinarsi consapevolmente anche in età adulta in base ad un calendario vaccinale che vale per la vita. In particolare, le vaccinazioni in età adulta si riferiscono principalmente alla fascia di età al di sopra dei cinquant’anni, quando  subentrano alcune problematiche di salute che possono essere prevenute dai vaccini oggi disponibili. Il riferimento specifico è ad una triade costituita dai virus dell’influenza, dal virus dell’herpes zoster e dal batterio pneumococco. Per questa triade pericolosa sono disponibili tre vaccini assolutamente efficaci in grado di combattere e sconfiggere queste patologie dell’età adulta. La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di adottare in modo sistematico e puntuale l’approccio dell’HTA e della valutazione economica per assicurarsi che ogni tecnologia utilizzata dal sistema sanitario sia in grado di generare “valore” per il singolo e per la popolazione. «La prevenzione – spiega Americo Cicchetti, Direttore dell’ALTEMS – rappresenta, in genere, una opzione costo-efficace per quelle patologie che sono prevenibili. È su queste basi che abbiamo iniziato un programma di ricerca sul tema della vaccinazione in età adulta, perché riteniamo che ci sia un grande valore clinico ed economico dietro la sua promozione. A tal fine si sta lavorando da già due anni per stimare quale sia l’impatto fiscale di politiche vaccinali riguardanti l’influenza, lo pneumococco e l’Herpes Zoster e le relative complicanze. Si sono utilizzati dati di letteratura e stime INPS ed ISTAT per tenere in considerazione variabili demografiche, regionali e cliniche, per mettere in relazione le giornate di lavoro perse nelle varie regioni italiane con il numero di infetti. Il nuovo dato che emerge è che, in tutti e tre i casi, sia l’impatto fiscale che le perdite di produttività al Sud sono inferiori rispetto alle regioni del Nord, ma più elevate rispetto alle regioni del Centro. Questo risultato è dato dall’effetto combinato della composizione della popolazione per età e dei redditi procapite. Altra variabile di notevole importanza è il tasso di assenteismo che è più alto al Sud e la composizione degli occupati per settore produttivo, ma soprattutto il numero di impiegati nel settore pubblico, che, come alcune recenti evidenze mostrano, registrano quasi il 25% in più di assenze dal lavoro rispetto al settore privato. I risultati del modello elaborato da ALTEMS possono essere sintetizzati in un rapporto costo-beneficio che esprime il recupero di risorse, in termini di gettito fiscale aggiuntivo e di risparmi per la previdenza sociale al netto del costo procapite della vaccinazione. A livello generale ogni euro investito in vaccinazione ne restituisce 2,50 in termini di gettito fiscale e 20 in termini di risparmi previdenziali. Al Nord il recupero di gettito fiscale ammonta a 2,62 euro mentre al Centro e al Sud è di poco inferiore ai 2,4. Il risparmio previdenziale per ogni euro investito in vaccinazione ammonta invece a circa 22 euro al nord, mentre al Sud ed al Centro è di poco sotto ai 19 euro. La vaccinazione antipneumococco è quella che restituisce maggior gettito fiscale procapite (intorno ai 4 euro al nord e 3,50 al sud e al centro), mentre la vaccinazione anti Herpes Zoster è quella che consente un maggior recupero di costi previdenziali procapite (quasi 26 euro al nord e sotto i 25 al centro e al sud). La vaccinazione antinfluenzale è quella che consente un maggior recupero sia di gettito che di risparmi previdenziali in senso aggregato, circa nell’ordine dei 240 milioni al Nord, 100 milioni al Centro e 110 milioni al Sud.

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